Ritiro di Quaresima con don Matteo Mioni

Domenica 17 marzo a Codemondo.

"TUTTO E' COMPIUTO"

Dalla lavanda dei piedi alla passione di Gesù

La prima riflessione di questo incontro ha fatto riferimento ai Capitoli 13 -18 -19 del Vangelo di Giovanni

(13, 1 -20) in cui, nell’ultima cena, si racconta il gesto di Gesù della lavanda dei piedi che esprime il modo di Dio di amarci.

L’Amore è la relazione fra il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo: noi siamo degli invitati a questa relazione.

L’intensità di questo Amore si manifesta anche nell’esperienza del tradimento.

“avendo amato i suoi…li amò fino alla fine”, è un amore così potente da comprendere anche il traditore anzi, a ben guardare, Gesù si comporta con Giuda come se avesse una relazione privilegiata “…intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda”) e non per svergognarlo, bensì per renderlo partecipe di quella cena prima che uscisse dal cenacolo.

Dobbiamo chiederci che tempo è quello che sto vivendo? Cosa sta dando il nome a quello che sto vivendo?

Siamo i destinatari di un amore così, la nostra identità è in questo Amore, questo Amore è ciò che dà dignità divina alla nostra vita.

La prima sillaba della parola “cristiano” infatti significa “amato” non “credente” e, poiché si gioisce di essere amati, si diventa capaci di amare quindi credenti. E credenti credibili, come dice don Tonino Bello.

E’ un Dio “dalle mani bucate”, ha dato tutto, non ha trattenuto nulla per sé.

Nella gesto della lavanda dei piedi Gesù ha detto tutto.

Lavare i piedi è dare la vita: Gesù senza che lo si pretenda si mette “ai piedi”,

nel Vangelo c’è la descrizione di un gesto raccontato in modo molto dettagliato che dice tutta la sacralità dell’amore del Figlio che viene dal Padre.

Lavare i piedi non è segno di umiltà, ma è mettersi ai piedi, la Divinità ai piedi dell’umanità, il dare tutto, la propria vita.

Gesù dice “tu sei sacro”, la tua vita è degna che io ti lavi i piedi, anche se sei un traditore, un rinnegatore, un pauroso… non erano dei santi i commensali di Gesù nell’ultima cena…

Gesù è venuto a rivelare un amore così: ci manifesta che “…tu sei degno che io, Figlio di Dio, muoia per te”.

Tutto ciò ci invita a celebrare la sacralità delle nostre relazioni, ogni relazione dovrebbe manifestare questa sacralità.

Siamo beati ogni volta che riusciamo a farlo, è la fonte della vera felicità, è l’essere già nell’eternità.

Gesù è un grande educatore con Pietro perché ha ben chiari l’obiettivi di dove condurlo, ma gli lascia il tempo necessario.

Follia o meraviglia essere come Lui!

Poi leggendo il capitolo 18 e 19 di Giovanni arriviamo alla domanda “chi cercate?” “cosa cercate?”

Cosa cerchiamo in questa Quaresima, nella Pasqua, nella liturgia?

Gesù è venuto a regalarci un amore “fino alla fine”, conoscendo tutto quello che doveva accadere: un amore libero e consapevole, per gli altri.

Se accogliamo l’Amore troviamo la nostra identità, la coscienza di quello che siamo per Dio.

Ci sono tante figure in questi due capitoli in cerca della propria identità: la troveranno se riusciranno a riconoscere ed accogliere l’amore.

Pilato non sa come e dove stare di fronte ad un amore così, cerca altro, non corre il rischio di essere amato così, cammina avanti e indietro tante volte…

Quando Gesù affida Maria al “discepolo che egli amava” sulla croce consegna la sua logica di vita: essi quindi raccolgono l’eredità di Gesù, la reciproca accoglienza, segreto dell’eternità. Questo segna la maternità di Maria, madre dell’umanità tutta.

Il segreto dell’eternità è che tutto quello che riceviamo lo dobbiamo donare, siamo beati ogni volta che lo viviamo, è ciò che permette alla Chiesa di rinascere.

Nell’accogliere l’altro si fa esperienza di conoscere meglio se stessi.

Ultimo personaggio che ha scelto di accogliere Gesù e il suo amore, trovando quindi la propria identità, è stato Nicodemo (GV 19, 38-39) un dottore della legge, benestante, uomo anziano di cultura, membro del sinedrio, coraggiosamente (toccare un morto per lui avrebbe impedito di celebrare la pasqua ebraica), riconoscendo in lui il Messia, rischia in prima persona e unge il corpo di Gesù con un quantitativo di mistura di mirra doppia rispetto a quella riservato ad un re (100 libbre equivalgono a circa 30 kg!), riconoscendone così la Sua regalità.

Nicodemo, insieme a Giuseppe di Arimatea

Trovare la nostra identità significa quindi accogliere l’Amore per diventare capaci di amare così¸ fare spazio a Gesù nella nostra vita; questo è fonte di luce anche nelle situazioni più drammatiche.

A tavola con Gesù ci sono un traditore, un rinnegatore e dieci fuggiaschi!

Quando accogliamo l’amore di Gesù nella nostra vita questa diventa una festa!

“Dio s’è fatto come noi per farci come Lui”, dice Sant’Agostino… Adamo ed Eva hanno sbagliato perché volevano essere più di Lui!!!